COMUNE DI CORNUDA

Assessorato alla Cultura  e Istruzione Biblioteca Comunale

10° Concorso di arte figurativa

2° Concorso di scrittura

   

“Parole e… immagini”

 

in collaborazione  con   l’Istituto Comprensivo

Scuola secondaria di I grado “ A. G. Roncalli

e il contributo della Pro Loco

 

Premiazione:  26 maggio 2007

Tema dei due concorsi

 

Scopo dei due concorsi è stimolare la fantasia dei concorrenti mettendo in risalto il legame tra la parola e l’immagine.
Gli allievi avranno a disposizione 10 testi scritti e 10 immagini.

  • I partecipanti al Concorso di Arti Figurative potranno scegliere un testo da cui partire per realizzare un’opera figurativa.
  • I partecipanti al Concorso di Scrittura potranno scegliere un’immagine come spunto per un testo scritto in prosa.

 Regolamento del Concorso di Scrittura: …dall’immagine alla parola 

           

§   Il concorso è aperto a tutti gli alunni della Scuola Media.

§   Le iscrizioni sono gratuite e si ricevono presso la Scuola dal 15 al 31 marzo 2007 (prof. Azzarelli  Prof.De Zen).

§   Gli alunni possono concorrere con un testo in prosa.

§   Il testo dovrà avere al massimo la lunghezza di quattro colonne di foglio protocollo ed essere scritto a mano.

§   Nel  testo dovranno essere indicati: nome,cognome, classe e  n°/ titolo dell’immagine di riferimento.

§   La prova del concorso si svolgerà a scuola in una mattina nel mese di aprile.

§   I testi saranno raccolti dagli insegnanti e consegnati alla Biblioteca Comunale.

Saranno valutati da una giuria qualificata.

Al concorso di scrittura hanno partecipato

50 alunni delle classi prime, seconde e terze.

  VINCITORI

 

3° classificato

Vince un libro offerto dalla Biblioteca Comunale,

il testo “Alla faccia dei vecchi imbalsamati”,

redatto dall’alunno GIOVANNI BASSO, classe 2^B
ispirato dall’immagine “Coppia di anziani in motocicletta”

Alla faccia dei vecchi imbalsamati

Motivazione

“Spiritosa e originale interpretazione di un’immagine, in cui la fantasia di un giovanissimo, veramente in controtendenza,
viene applicata a due vecchietti... un buon auspicio per il futuro!”

  Alla faccia dei vecchietti decrepiti. Tutti dicono che i vecchi sono lenti, rimbambiti e noiosi. I miei genitori hanno ottant’anni
ciascuno, eppure sono sempre in giro sulla loro motocicletta. Si chiamano Gennaro e Ofelia. Hanno origini napoletane.
Sono appena tornati da una strana avventura. Adesso ve la racconto.
Qualche giorno fa volevano fare “una corsa verso l’ignoto”, senza una meta precisa. Sono partiti lunedì. Prima di partire papà
Gennaro mi disse: -Oh guagliò, noi torniamo tra un po’ di giorni. Comportati per bene.
-Non dimenticarti di metterti la maglia di lana, Peppino caro-disse mamma Ofelia.
Salirono sulla loro motocicletta. Il motore diede un rombo, subito dopo la motocicletta si impennò e i vecchietti sparirono in
una nuvola di fumo. Erano le sei del mattino. Passarono per la strada principale di Cornuda svegliando tutto il paese. Dopo
un po’ erano in mezzo ai campi: i due vecchietti superarono un fosso con un balzo della fida motocicletta. I due vecchietti
devastarono un campo per poi tornare sulla strada. Dopo arrivarono su una strada importante. Partirono verso l’ignoto.
I primi cinque giorni trascorsero tranquilli. I due vecchietti giunsero ad un bar.
-Ofelia, che entriamo a bere un bicchierino?
-Va , Genna’. Chissà che non ci sia qualcosa di divertente da fare?
Entrarono in un bar di ubriaconi. C’era un odore greve di fumo e alcool. C’era un sottofondo di musica rock. Tutti là dentro
barcollavano come se avessero il mal di mare.
Arrivarono due punk che dissero a nonna Ofelia:
-Ohé, nonna. Come mai non sei a casa a fare la calza?
-Fetente!-urlò nonna Ofelia e, con una mazzata bestiale con la borsa, atterrò un punk. L’altro punk estrasse una catena
dalla tasca, ma nonno Gennaro, impugnata una stecca da biliardo, gli sfasciò
la testa. Il barista raccolse tutti i frequentatori del
bar intorno a sé e caricò.
-Ofelia, vado un attimo fuori-disse nonno Gennaro.
-Va bene-disse nonna Ofelia lanciando una palla da bowling contro gli inseguitori.
Un attimo dopo i nemici le furono addosso. Lei ne atterrò una buona fetta a sberle e a colpi a suon di borsa.
Si sentì un rombo e nonno Gennaro sfondò la porta con la motocicletta. Gli avversari si buttarono dietro ai tavoli.
Nonna Ofelia atterrò un avversario spaccandogli una bottiglia in testa. Nonno Gennaro bruciò i capelli di un punk con le braci
della pipa. Dopo un po’ il locale assomigliò ad un rudere. C’erano pezzi di legno e di vetro per terra, le bottiglie erano rotte e il
loro contenuto fuoriusciva. Tutta la gente che c’era nel bar era stesa a terra con lividi e ammaccature. I due vecchietti risalirono
in moto e tornarono a Cornuda. La spiegazione? Dopo quella sfacchinata volevano riposarsi.
Alla faccia dei vecchietti imbalsamati!
Sono sempre stati così e diventano sempre più scatenati.
Spero che questa storia vi sia piaciuta.

2° classificato

Vince un libro offerto dalla Biblioteca Comunale,

il testo “Serve fiducia per lottare”,

redatto dall’alunna BARBARA NOAL, classe 3^C
 ispirato dall’immagine “Nel bosco”.

Serve fiducia per lottare

Motivazione

“Il racconto è aderente all’immagine scelta e sa rendere l’atmosfera cupa del bosco, che diventa efficace metafora della vita e del modo di affrontare le difficoltà con fiducia e senza perdersi d’animo.

Era lì, ferma. Non riusciva a muoversi perché il dolore la bloccava, restava immobile senza fiatare. Non aveva la forza per alzarsi, restava inginocchiata con le mani tra i capelli, le braccia le coprivano il volto. Si sentiva sola, l’unica persona rimasta in una sconfinata foresta buia, senza via d’uscita. Intorno a lei non restavano che quegli alti e imponenti tronchi e quei maledetti gufi che continuavano a ricordarle gli errori che aveva commesso in passato, senza perdonare.
Nella sua testa le loro grida rimbombavano senza fine.
Perché nessuno mi capisce? Nessuno ci prova, tutti fuggono e sparano su di me i loro giudizi come frecce avvelenate.
La distanza tra lei e gli altri sembrava infinita. Quello era il momento peggiore di sempre; aveva vissuto periodi di difficoltà inimmaginabili, ma ora aveva toccato il fondo, si sentiva completamente staccata dal resto del mondo.
Con lo sguardo cercava, non sapeva nemmeno lei come e dove, ma cercava senza tregua qualcosa, uno spiraglio di luce, un impercettibile soffio di ossigeno che la aiutasse a respirare, a vedere al di là di quelle scure barriere insuperabili. All’improvviso ecco una speranza, qualcuno le aveva dato un pizzico della sua fiducia e lei pian piano ritrovava il coraggio e la forza per riprendere a lottare e combattere contro quegli uccellacci maledetti che insistevano a non perdonarla e a non darle alcuna possibilità.
Come un piccolo e rapido scoiattolo, la speranza correva veloce tra gli alberi di quel bosco, era l’ultimo vagone del treno per uscire di lì. Era troppo veloce, non riusciva a raggiungerlo. Qualcuno finalmente, dopo quell’interminabile calvario aveva fatto affidamento su di lei e le aveva dato una possibilità. Non poteva gettare un’opportunità simile, aveva tanto aspettato questo momento...


Così con una ritrovata voglia di vivere e una rinata sicurezza cominciò a correre senza più fermarsi seguendo quella fioca luce. Intorno a lei la notte stava passando e dopo tanto tempo rivedeva il giorno. Le foglie degli alberi verdi e luccicanti di rugiada, il canto di passeri e fringuelli, l’erba sotto i suoi piedi riprendeva colore... Con un lungo salto abbandonò le tenebre e ritrovò la luce del Sole. Non si era mai sentita così bene, così libera.
Questo bastava: serviva solo poca fiducia per aiutarla a lottare e a uscire dal tunnel del dolore e della paura. Finalmente qualcuno credeva in lei e a poco a poco poteva riuscire a dimenticare quei terribili sbagli commessi, poteva considerare l’idea di avere un futuro e di rifarsi una vita ricominciando da capo. Ora sa che si può riuscirci, per ricominciare a vivere c’è bisogno di fiducia, serve fiducia per lottare.

1° classificato

Vince una medaglia d’oro, offerta dalla Gioielleria Rossetto,

il testo “Lettera dal cielo”,

redatto dall’alunna ILARIA ROCCO, classe 3^A
ispirato dall’immagine “Incidente stradale”

Lettera dal cielo

Motivazione

 

Si immagina che la vita scriva una lettera ad un irresponsabile che ha provocato un incidente automobilistico dalle tragiche conseguenze. Il testo comunica emozioni profonde ed invita a riflettere con originalità e con registri linguistici diversificati sui gravi problemi della sicurezza stradale, legati spesso alla droga e all’alcolismo.

Un messaggio utile a tutti.”

 

Ciao. Volevo dirti che sto soffrendo terribilmente.

Mi tratti malissimo.

Davvero valgo così poco per te?  Non riesco a credere che mi consideri una nullità.

Quella sera erano proprio necessari tutti quei bicchieri e quelle pasticche?

Hai visto come ti sei ridotto? Immobilizzato in un letto d'ospedale.

E sei così giovane! Ti rendi conto di quello che hai fatto? Hai distrutto due famiglie!

Tre, se contiamo la tua.   Ma te ne importa qualcosa? Di loro, di me?

Dì quello che vuoi, però non mi sembra proprio.

Dove sono finiti il senso di responsabilità e la coscienza?

Sepolti sotto litri di alcol e cumuli di droga, vero?

Però alla fine il conto da pagare arriva.

O forse non ti basta nemmeno essere un assassino? Cosa ti avevano fatto quel padre e quel figlio che tornavano da una bella giornata?

E il ragazzine seduto vicino a te, quello che ti voleva tanto bene, che colpe aveva lui per meritare una morte così stupida? 

Ma d'altronde, che t'importa di loro, tu ce l'hai fatta e fra un po' uscirai dall'ospedale.

Potrai ricominciare. Sì, ricominciare a bere, a drogarti e umiliarmi.

E' come se ti scorressi accanto e tu mi guardassi scivolarti via con indifferenza.

Capisco che non ti importi niente di me. Ti senti un fallito, soprattutto dopo questo incidente.

Beh, in tutta franchezza lo sei. Però c'è sempre una via di riabilitazione.

Agli occhi di te stesso, prima di tutto, e poi agli occhi degli altri.

Ma questa strada passa alla larga da droghe, alcol, bullismo, soprusi. In una parola: eccessi.

Tu, per essere felice, vuoi riempirmi di abusi, esagerazioni e roba superflua.

Tuttavia, dovresti sapere che le cose che mi rendono bella, ricca e piena di gioia sono altre.

Mai sentito parlare di amore, rispetto, aiuto, dono?

Queste parole hanno ancora un significato per te? Ne dubito, dato che hai dimenticato anche il mio vero senso.   

Non sei l'unico, tranquillo! Guarda negli occhi degli "amici" di cui ti circondi: non vedi lo stesso vuoto che c'è dentro di te?

E sai cosa manca?

Manco io, manca il rispetto per me.

Prova a pensare quante responsabilità gravano su di te quando vai al volante. La strada non è tua. Quella maledetta sera hai deciso non soltanto per te, ma anche per altre tre persone innocenti. So, ti ripeto, che non ti importo più, ma ricordati che ci sono altri uomini e altre donne per le quali io sono importante. Ti sembrerà assurdo, ma addirittura mi amano! Tu hai avuto la tua possibilità, e mi stai buttando via. Lascia però che siano gli altri a scegliere per loro stessi, e fa in modo che non sia tu ad obbligarli a un destino che possono cambiare. Ricordati che il destino non esiste. Sei tu a scegliere.

Non puoi più fare nulla per quelle tre persone, ma assicurati che siano le ultime a soffrire per causa tua. E magari ricordati di me qualche volta.

Augurandomi almeno la tua attenzione, ti prego di rispettarmi. 

La Vita

Testo segnalato

Segnalato il testo redatto dall’alunno EWERTON ZARDO, classe 3^B

Le diverse facce dei genitori

Persone pien’di rancori,
sono i genitori,
commettono dei delitti
contro noi piccoletti,
e non ne rimangono neanche afflitti
perché siam’ i loro figlioletti.
Ne esistono di quattro tipi
Tra mogli e mariti,
il primo a un maiale
lo possiamo paragonare.
Comportamento da egoista,
come se fosse un terrorista,
neanche uscir’di casa ti posson’lasciare
perché troppo presi dallo sculacciare,
una forma di egoismo troppo densa,
troppo dura e troppo spessa
.
Con quell’aria da militare,
occhi
che ti stanno a fissare
sempre pronti a maltrattarti
e a dire “No, non puoi andarci”.
La seconda è migliore,
ma di sicuro arreca dolore,
dopo due tre giorni di amore e dolcezza
arrivan’grida e amarezza,
e questo crea nei più piccini
delle incomprensioni
che posson’spedirti in vari manicomi.
Poi arrivan’i permissivi
pien’di soldi e quattrini,
tutto ti lascian’fare
senza mai protestare,
ma non sperate, anche qua
c’è di mezzo l’incolumità,
così presi a soddisfarti,
non vedon’che cominci ad ammalarti,
col pensiero, “O c’e l’ho, o grido!”
ormai il detto è quello,
amico, sei viziato.
Questo è l’ultimo lo prometto
ma anche quello col peggior’difetto,
dicon’sempre che non ti lasceranno,
ma stai sicuro che al parchetto ti dimenticheranno.

Accortisi del proprio errore,
tornano indietro con tutto il furore
e arrivan’quando ormai hai iniziato a lacrimare.